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28/05/2009 COMUNICAZIONE DELLE ISTITUZIONI PUBBLICHEMiércoles, 27 de Mayo de 2009, h 13.21 – Cuinto examen hecho. ¿Aprobado? Creo que sí. Hemos empezado puntuales a las h 10.00 esta mañana, el Prof. Roberto Grandi no estaba, en su lugar una mujer, he salido a las h 12.10, veinte minutos antes de término, con cuatro de las cinco preguntas respuestas. Comunicazione delle Istituzioni Pubbliche se compone de dos partes: esta ha sido la primera, mañana a la noche empezaré a trabajar en la segunda, una aplicación práctica de lo estudiado. ¿Qué me espero? Desde que empecé con la Universidad, me he dado cuenta que el resultado esperado suele ser la resultante entre lo que uno se espera antes de dar el examen y lo que uno se espera después de dar el examen, llegando por fin al resultado final. Por Teoria e Tecniche della Comunicazione Pubblica antes me esperaba un 24, después un 24, llegó un 27; por Teoria Sociale e Letteratura antes me esperaba un 27, después un 27, llegó un 27; por Sociologia dei Media antes me esperaba un 27, después un 25, llegó un 24; por Teoria della Sfera Pubblica antes me esperaba un 27, después un 20, llegó un 22. Esta vez antes me esperaba un 20, ahora creo que puedo apuntar hasta a un 24, aunque sería el top posible (cinco preguntas, seis puntos cada pregunta, he contestado a cuatro, 4 X 6 = 24). Nada más salir, he ido a ver la graduatoria del Erasmus, encontrando ninguna sorpresa, “non idoneo”. Una cosa pero ha aumentado mi rabia: para ese proyecto, había solo dos candidados, yo y otra chica, al frente de cuatro becas disponibles. Mi no-idoneidad no se justifica, entonces, con la necesidad de meterme en competencia con otros, ¡no hay otros! era solo yo y ahora se han quedado tres becas sin asignar . . . 25/05/2009 ERASMUS Bologna - MadridMadrid (España), Giovedì 21 Maggio 2009
al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Bologna Prof. Pier Ugo Calzolari
Illustrissimo Rettore, le scrivo la presente, mio malgrado, non per esporre una denuncia o per manifestare una lamentela, quanto per metterla al corrente di taluni fatti accaduti nell’ambito dell’istituzione di cui Lei è sommo rappresentante.
Mi chiamo Mario Cipriano, Matr.: 0000350450, iscritto al 1º anno della Facoltà di Lettere & Filosofia, Laurea Magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale, dell'Università degli Studi di Bologna.
Prima di passare ai motivi per cui la disturbo, preferisco farle un resoconto del mio percorso, in modo da fornirle un’idea della persona che le scrive. Nativo di Avellino, mi sono iscritto nell’A.A. 2003/2004 all’Università degli Studi di Salerno, Facoltà di Lettere & Filosofia, Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione. Nel Marzo 2007 ho ottenuto la Laurea di 1º Livello. Nell’Aprile 2007 mi sono trasferito a Madrid (Spagna) per motivi personali e professionali. Ho tentato di iscrivermi al 2º Ciclo (la nostra Specialistica) presso l’Universidad Complutense de Madrid, ma, dopo un anno e mezzo di attesa (tra traduzione della Laurea di Salerno e delibera dell’organo addetto a Madrid), il 16 Settembre 2008 mi è stato comunicato il rifiuto alla richiesta di immatricolazione. I motivi? Onde evitare riportarle per intero la lettera contenente la delibera, glie la faccio breve: facoltà a numero chiuso, molte richieste di iscrizione, pochi posti disponibili, in contro inoltre il mio status di straniero (se lo sapessero a Bruxelles ne vedremmo delle belle…). Quindi, nell’Ottobre del 2008, l’iscrizione all’Università degli Studi di Bologna, coronamento di un obbiettivo perseguito fin dai 16 anni (oggi ne ho 24). Nonostante l’iscrizione a Bologna, ho deciso di rimanere a vivere a Madrid, vedendo in un nuovo ed indesiderato trasferimento un impedimento, quantunque mi rendessi conto (ora che lo sto attuando, ancor più) delle difficoltà cui sarei andato incontro del rapporto a distanza. Nel 1º Semestre ho sostenuto già quattro dei sette esami in programma al 1º anno (viaggiando per 48 ore da Madrid a Bologna in occasione degli appelli corrispondenti).
Quindi vengo al sodo. Lo scorso Febbraio ho deciso di far domanda di borsa di studio Socrates/Erasmus per Madrid. Del progetto scelto (con destinazione Universidad Complutense de Madrid) è responsabile la Prof.ssa Adriana Destro. Era previsto un colloquio obbligatorio. Telefonai alla Prof.ssa, mi dissero che non era presenta, mi si chiese ragione della mia telefonata, spiegai: essendo fuori sede, vivendo ormai da quattro anni a Madrid, chiedevo l’esenzione dal colloquio in cambio di un’autocertificazione in cui dare ragione delle mie conoscenze linguistiche e di quant’altro fosse richiesto. Richiesta accettata. Chiesi se, oltre alle conoscenze linguistiche, ci fosse qualche altro requisito di cui dar conto nello scritto che avrei dovuto inviare, ma mi fu risposto negativamente. Il 4 Febbraio inoltrai la domanda di borsa di studio. Il 2 Aprile la pubblicazione delle graduatorie definitive, in cui risulto idoneo ma non vincitore, terzo in graduatoria con sole due borse disponibili. Essendo rimaste delle borse inassegnate, feci domanda in seconda istanza. Del nuovo progetto scelto (con destinazione Universidad Autónoma de Madrid) è responsabile il Prof. Gualtiero Calboli. Anche questa volta era previsto un colloquio obbligatorio. Telefonai al Prof., chi rispose mi disse che non era presenta, mi si chiese ragione della mia telefonata, spiegai nuovamente la mia situazione e proposi come soluzione quella fornitami due mesi prima. Proposta accettata. Chiesi se, oltre alle conoscenze linguistiche, ci fosse qualche altro requisito di cui dar conto nello scritto che avrei dovuto inviare, ma mi fu risposto negativamente. Il 23 Aprile inoltrai la domanda di borsa di studio. La pubblicazione delle graduatorie definitive è prevista per Mercoledì 27 Maggio prossimo (giorno in cui, peraltro, sarò a Bologna per un esame). Questa volta le borse disponibili sono quattro. Inaspettatamente, il passato 18 Maggio, una collaboratrice del Prof. Calboli (chissà, magari proprio colei che acconsentì alla mia proposta di sostituire il colloquio con una autocertificazione) telefonò a casa dei miei genitori (ad Avellino, asserendo che gli altri recapiti che avevo fornito sono sbagliati) chiedendo conto del colloquio. Venni prontamente informato (come le ho detto, vivo e lavoro a Madrid) e non le nascondo il mio stupore di fronte alla situazione. Immediatamente telefonai al Prof. Calboli, che mi reclamò l’obbligatorietà del colloquio; poi, per semplificare le cose, iniziò un colloquio telefonico (una soluzione cui non avevo pensato in precedenza); per prima cosa chiese quali studi avessi terminato ed alla mia risposta (Liceo Scientifico e Laurea di 1º Livello in Scienze della Comunicazione) mi chiese se avessi conoscimenti di latino; risposi che non ho mai studiato il latino, neanche al Liceo; Il Prof. Calboli mi fece notare, quindi, che per lui è obbligatoria la conoscenza del latino per optare ad una delle borse di cui lui è responsabile; non mi fornì altre opzioni, facendomi capire chiaramente che sarei risultato non-idoneo. L’accordo sull’autocertificazione? Non ebbi la freddezza al momento di chiederne ragione, ma la sensazione è che lui di quella mia telefonata non abbia mai saputo niente. A continuazione scrissi all’Ufficio Relazioni Internazionali, spiegando l’accaduto e chiedendo soluzione ad una situazione per cui mi sentivo (mi sento) danneggiato. Mi rispose il Sign. Basilio Lamberti (Responsabile Mobilità Studenti) che, facendo caso omesso delle mie ragioni, mi elencò vari passaggi del Bando Erasmus in cui si fa riferimento al colloquio, alla sua obbligatorietà quando richiesto, alle conseguenze del non presentarsi al colloquio. Sinceramente, mi irritarono il tono e l’atteggiamento, così risposi, ribattendo punto su punto. La nuova risposta del Sign. Lamberti iniziava con un “forse non sono stato abbastanza chiaro”, che ancora ignorava le mie ragioni e mi metteva di fronte alle mie responsabilità (quelle di chi non ha sostenuto il colloquio e , quindi, “non ha rispettato quanto prescritto dal bando di selezione”); da notare che, mentre nelle mie e-mail chiudevo con “Vi auguro buona giornata. Cordialmente”, io sono stato salutato con un “Tanto si doveva”. Ammetto che sono un tipo istintivo, anche se l’esperienza mi ha insegnato a controllarmi; di getto scrissi una e-mail che a posteriori, rileggendola, ho notato far trasparire un evidente nervosismo, ma nessuna espressione volgare, nessuna offesa e la chiusura “Il Sign. Basilio Lamberti può star sicuro che sentirà ancora parlare di Mario Cipriano”, facente riferimento a provvedimenti come la presente comunicazione, la pubblicazione in rete di questa spiacevole storia o iniziative simili. Per contro, il Sign. Lamberti mi ha invitato a moderare il tenore delle mie comunicazioni, onde evitare l’intraprendere azioni giudiziarie contro il sottoscritto (immagino per quella che ha letto come una minaccia alla sua persona), e mi ha informato che avrebbe trasmesso “l’intero incartamento agli Organi della sua Facoltà ed al Prof. Calboli per i provvedimenti che riterranno opportuno adottare”.
Spero di non subir danni per l’esito di questa sgradevole storia. Il danno l’ho già subito con la forzata rinuncia all’Erasmus. Sa, proprio in questi giorni sto studiando in vista dell’esame di Comunicazione delle Istituzioni Pubbliche: spesso si dice nei testi di riferimento che negli ultimi vent’anni si è puntato su un’accezione nuova delle relazioni tra cittadini/utenti ed istituzioni pubbliche (quali è l’Università degli Studi di Bologna, così come, al suo interno, l’Ufficio Relazioni Internazionali), in cui le seconde mostrino una diversa, maggiore, apertura verso i primi. Faccio fatica ad andare avanti con lo studio, nel ruolo di chi non crede a quello che studia, vedendolo come un’utopia o una bugia. Io spero di laurearmi entro la fine dell’anno 2010. Al Progetto Socreates/Erasmus non parteciperò più. Non ho niente da guadagnare. Spero, però, che in futuro non vi siano altri studenti costretti a subire quanto ho subito io, sarebbe davvero un peccato. Da parte mia, solo le esprimo la mia amarezza e la mia frustrazione per quanto accaduto e per il trattamento ricevuto.
Nel chiudere la presente, chiedo scusa per il tempo rubatole e la ringrazio per l’attenzione concessami. Con osservanza,
- Mario Cipriano – Matr.: 0000350450 20/05/2009 ERASMUS A PUTTANE!Erasmus a puttane! Si dirà «In Erasmus si va anche per questo», ma no, niente del genere. Dopo l’esperienza Salerno-Madrid (Universidad “Rey Juan Carlos”) del 2005/2006, ora ci ho riprovato per un Bologna-Madrid (Universidad Autónoma). Ma non c’è stato verso. E monta la rabbia . . . . . A metà Febbraio faccio domanda per una borsa di studio di nove mesi all’Universidad Complutense de Madrid (quella che non mi ha voluto a Settembre scorso). C’è da fare un colloquio, ma, parlandone con il docente responsabile del progetto, gli spiego della mia situazione di pendolare direttamente da Madrid e mi esime dal colloquio, invitandomi ad inviare con la domanda di borsa di studio anche una lettera in cui spiego la situazione, autocertificando peraltro le mie conoscenze linguistiche. Purtroppo, nella graduatoria definitiva del 2 Aprile scorso risulto terzo, con soli due posti disponibili. Peccato, ma va bene. Fortunatamente, delle borse son rimaste senza richiedenti. Rifaccio domanda, questa volta per l’Autónoma, docente responsabile del progetto il Prof. Gualtiero Calboli, docente di Filologia Classica. Lo contatto per spiegargli la mia situazione, ma non lo trovo; mi risponde una donna, si presenta come sua assistente o collaboratrice, non ricordo, mi dice che posso parlare anche con lei; le spiego il caso, mi risponde che invii la documentazione. Era metà Aprile. Inoltro la domanda, anche dall’Ufficio Erasmus mi dicono che non c’è problema. Aspetto fiducioso, questa volta le borse disponibili son quattro, arrivar terzo sarebbe vittoria. Lunedì 18 Maggio, mi svegli, metto su il caffè, nell’attesa accendo il PC: Messenger, Skype e Facebook allarmati da un messaggio di mia sorella. Questo il testo: Ciao Mario, ha chiamato una signora dall'università di Bologna che t cercava...io ho detto che nn c'eri in Italia e che eri in Spagna e lei ha det che era proprio della tua domanda per l'erasmus in Spagna che voleva parlarti ( spero di non aver parlato troppo dicendole che eri in Spagna ma nn lo sapevo che qst chiamava proprio per quello!). Cmq mi ha det di dirti che mercoledì ci sarebbe stato un colloquio cn un certo prof. Calboli e che dovevi chiamarlo su questo numero 0512098510 entro mezzogiorno, però, o di oggi o di domani. Loro hanno provato a chiamarti sui recapiti telefonici che hai lasciato loro, ma dice che forse erano sbagliati; glieli volevo dire io ma ha det che nn faceva niente e che te lo dovevo di io! Marco il numero, è quello del Prof. Gualtiero Calboli. Mi dice del colloquio, spiego la situazione, lui passa e mi chiede che studi ho fatto, io rispondo del mio Liceo Scientifico, lui lì mi spiega che pretende come requisito fondamentale la conoscenza del latino . . . Latino? Provo ad uscirne vivo, ma non c’è verso. Chiude dicendo «Non vedo altro da aggiungere. Non voglio farle spendere altri soldi.» e attacca il telefono . . . . . Ancora mezzo sotto shock, scrivo all’Ufficio Erasmus: Stimate/i Signore/i, mi chiamo Mario Cipriano, iscritto al 1º anno della Laurea Magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale, Matr.: 0000350540. Sono fuori sede, vivo a Madrid da qualche anno, faccio la spola con Bologna. Lo scorso Febbraio ho fatto richiesta Ersmus per studiare 9 mesi a Madrid, responsabile del progetto la Prof.ssa Adriana Destro: sono risultato idoneo non vincitore (3º in graduatoria, con soli due posti disponibili); quindi ho rifatto richiesta, sempre per Madrid, ad Aprile, questa volta con il Prof. Gualtiero Calboli. Prima di far richiesta, telefono al Prof. Calboli: non c'è, chi mi risponde si presenta come "una sua assistente" (o "una sua collaboratrice", mi perdonerete, ma è stata una telefonata di tre minuti effettuata circa un mese fa), mi chiede cosa desideri, spiego la situazione: studente di Scienze della Comunicazione, voglio fare richiesta Erasmus per Madrid, vivo già a Madrid, conosco la lingua meglio dell'italiano, etc. Mi dice che è tutto OK, che faccia la domanda di borsa di studio. Insisto: "Serve altro?" (ricordo la mia instestenza, perchè poi mi resi conto esser fuori luogo e me ne pentii), con secca risposta negativa. Oggi, 18 Maggio, dopo aver chiarito tutto quanto c'era da chiarire da oltre un mese, mi chiamano a casa (dei miei genitori: in Italia) e dicono a mia sorella di invitarmi a contattare il Prof. Calboli. Contatto il Prof. Calboli, che mi dice che per fare l'Erasmus in Spagna devo conoscere il latino . . . Lasciando da parte l'assurdità del requisito (per andare in Spagna è necessario parlar spagnolo, non latino), mi sorprende e mi turba la mancanza di informazione ricevuta, che accuratamente richiesi a suo tempo e che ora riceve una tardiva rettificazione. Sinceramente mi sento danneggiato. Visto che la situazione con il Prof. Calboli è compromessa, avendomi detto chiaramente che se non conosco il latino non posso andare in Spagna, quindi la mia domanda è stata scartata, vi chiedo una soluzione. Non per farmi un favore o niente di simile, ma per l'anomalia della situazione che disgraziatamente si è venuta a creare. Lasciando a Voi qualsiasi riflessione in merito, a me l'unica cosa che viene in mente è la possibilità di potermi dirigere ad un altro docente, responsabile di un altro progetto (per Madrid ce n'erano vari ancora disponibili quando ho fatto domanda l'ultima volta), per quanto tardiva sia la richiesta di soluzione. Mi spiace crear problemi, ma è venuta su una situazione bizzarra, che ribadisco mi fa sentire al quanto danneggiato. Per il memento, Vi ringrazio per l'attenzione, nella speranza di ricevere una risposta che risolva la questione positivamente per me. Cordiali saluti, - Mario Cipriano - Martedì 19, in mattinata, la risposta: Gent.mo Sig. Cipriano, lo scambio del Prof. Calboli con l’Università Autonoma di Madrid è stato riportato in bando, così come richiesto dallo stesso responsabile, con l’indicazione di un colloquio obbligatorio con il docente (oltre all’indicazione di un accertamento linguistico da svolgere con lo stesso docente). Così come indicato sempre nel bando (pag. 7) “se lo scambio include la richiesta del colloquio obbligatorio, questo vuol dire che il colloquio deve essere svolto col docente proponente prima della presentazione della domanda (salvo diversa espressa indicazione); non svolgere il colloquio prima di fare domanda potrebbe essere motivo di non idoneità”. Probabilmente nel corso del colloquio obbligatorio il Prof. Calboli è solito informare gli studenti che per potersi candidare al suo scambio è necessario conoscere il latino e, se selezionati, inserire nel learning agreement almeno un esame attinente all’area disciplinare in cui lo scambio è attivato (che, le rammento, è la filologia classica). Pertanto lei avrebbe dovuto effettuare il colloquio obbligatorio prima di fare domanda; la telefonata che lei riferisce di aver avuto con la collaboratrice/assistente del Prof. Calboli (nel merito della quale, per ovvi motivi, non posso entrare) non la esimeva da tale obbligo. Se lo ritiene opportuno può provare a chiedere spiegazioni alla persona con cui ha parlato telefonicamente. Distinti saluti Basilio Lamberti Dott. Basilio Lamberti Responsabile Mobilità Studenti Dip.to Amm.vo Relazioni Internazionali Irritante! Non mi trattengo e rispondo di getto: Gentile Sign. Basilio Lamberti, Vi ringrazio per le delucidazioni relative ad un regolamento che ho letto dalla prima all'ultima parola fin dal primo giorno. La mia situazione, per contro, mi aveva portato a far notare sia all'Ufficio Erasmus che durante la citata telefonata (nel cui merito, ovviamente, Voi non potete entrare, ma che io ho menzionato e torno a menzionare) l'anomalia della situazione. Cosí che mi si disse che problemi non ve ne sarebbero stati, che la documentazione inviata era sufficiente, che, come nel caso della precedente domanda con la Prof.ssa Destro, ero esento dal colloquio e sarei stato valutato in base alla documentazione inviata. Ma immagino che, quando si tratta di liquidare qualcuno, le parole (dalle mie, sempre coerenti, alle Vostre ed a quelle del docente responsabile, di cui non si può dire altrettanto) contino poco . . . . . Rammentarmi che l'area disciplinare dello scambio è Filologia Classica è superfluo, LO SÒ, la domanda l'ho inoltrata io, io ho scelto lo scambio per cui io ho fatto richiesta, io ho rispettato tempi, iter, accordi. Che si debba fare almeno un esame attinente l'area disciplinare l'ho dato per scontato (per quanto non ci sia scritto da nessuna parte) ed ho fatto notare la mia disponibilità in tal senso anche al Prof. Calboli, che mi ha praticamente attaccato il telefono in faccia senza giustificazione, liquidandomi con un "non voglio farle spendere altri soldi. arrivederci". Altra cosa è richiedere conoscenze di latino, che non sono attinenti con lo scambio (le rammento che si va in Spagna . . .), che non sono attinenti con il mio percorso di studi (il Prof. Calboli insegnerà pure Filologia Classica, ma lo scambio è aperto anche a Scienze della Comunicazione). Se io chiedo previamente (onde evitare di far richiesta inutilmente) quali sono i requisiti per lo scambio e mi si da una informazione che un mese e mezzo dopo viene modificata arbitrariamente, beh... mi sa che la responsabilità mia non è. Le spiegazioni servono a poco. Oggi è 19 Maggio, la pubblicazione delle graduatorie definitive è prevista per il 27 Maggio. Il tempo delle spiegazioni sta scadendo. Servono soluzioni. Essere escluso perchè non idoneo, va bene (è già successo a Marzo). Essere escluso per errori che non ho commesso io, non va bene. Se questa è la linea dell'Ufficio Relazioni Internazionali dell'Università degli Studi di Bologna in merito alla questione, cosa dire? Complimenti! Altrimenti, come sempre, sono a disposizione. Vi auguro buona giornata. Cordialmente, - Mario Cipriano - Questa la ribattuta giunta nel primo pomeriggio: Gent. Sig. Cipriano, forse non sono stato abbastanza chiaro. Non è mia intenzione e costume “liquidare” nessuno; la sua richiesta non può essere accolta semplicemente perché lei non ha rispettato quanto prescritto dal bando di selezione. Personalmente mi dispiace se, come riferisce, ha avuto informazioni non corrette da parte della collaboratrice del Prof. Calboli oppure se quest’ultimo le ha “attaccato il telefono in faccia”. Questo però non la esime dalle sue responsabilità e pertanto non giustifica la sua richiesta di avere un’ulteriore possibilità di candidatura dodici giorni dopo la scadenza fissata. Se ha letto il bando di selezione “dalla prima all’ultima parola fin dal primo giorno” avrebbe dovuto sapere del colloquio, dell’obbligatorietà dello stesso e che il non sottoporsi al colloquio è di per sé causa di non idoneità. Ciò che conta è quanto scritto nel bando e non il contenuto di una breve telefonata avuta con un’anonima collaboratrice/assistente. I requisiti dello scambio e l’iter per la candidatura sono quelli indicati in bando e non altri; lei avrebbe dovuto rispettarli (presentandosi al colloquio e al contestuale accertamento linguistico) e non lo ha fatto. Se, come previsto dal bando, avesse avuto il colloquio con il Prof. Calboli evidentemente (non avendo le competenze richieste dal docente) avrebbe indirizzato la sua candidatura su un altro scambio e ora non si troverebbe in queste difficoltà. Detto questo è poi il Prof. Calboli il responsabile dello scambio che, in base ai criteri di merito stabiliti dalla Facoltà di Lettere ed alla discrezionale valutazione della candidatura presentata, formula la graduatoria. Se il docente non la riterrà idoneo io ed il mio ufficio non potremo far nulla. Tanto si doveva Basilio Lamberti Una situazione antipatica. Ma io, incazzato nero, non ci sto e, da parte mia chiudendo la relazione con l’Ufficio Relazioni Internazionali, do così l’addio all’Erasmus: Il Sign. Basilio Lamberti forse non legge quanto gli si scrive. In caso contrario, non risponderebbe idiozie. Se dico che ero stato esentato dal colloquio (ho anche allegato una lettera alla richiesta in cui spiegavo la situazione), in virtú di accordi orali sia durante la comunicazione con l'ufficio del docente che durante la successiva con l'Ufficio Erasmus. Il Sign. Basilio Lamberti evidentemente è nient'altro che un impiegato che non è in grado di andare oltre il proprio naso. Il suo regolamento si applica salvo diversi accordi. Anche nella precedente richiesta con la Prof.ssa Destro ero stato esento dal colloquio, risultando idoneo. Il Sign. Basilio Lamberti può star sicuro che sentirà ancora parlare di Mario Cipriano. Attenda, ma non si preoccupi, sarà breve. Ho esagerato, sicuramente. Però non ho detto niente di sbagliato, niente di offensivo. L’ultimo paragrafo può sembrare minaccioso, ma non lo è: dicendo che sentirà ancora parlar di me, intendo che la storia non finisce, che, seppur sconfitto, non sono caduto, che magari invierò la storia ai mezzi di informazione, probabilmente non mi farà caso nessuno, ma tanto qualche e-mail qua e là non costan niente e tolgono poco tempo. D’altronde, però, conosco l’Italia ed i suoi burocrati. È anche per questo che sono andato via. Così che quanto segue non mi sorprende, parole che aspettavo, neanche una virgola che non avessi previsto: Moderi il tenore delle sue comunicazioni o ne risponderà in sede giudiziaria. Maleducazione e minacce non cambiano la realtà dei fatti che, evidentemente, non corrispondono ai suoi desideri e non la esimono dalle sue responsabilità. Non ho intenzione di continuare questo sterile ping pong di comunicazioni con lei pertanto non risponderò più alle sue farneticazioni. Trasmetto l’intero incartamento agli Organi della sua Facoltà ed al Prof. Calboli per i provvedimenti che riterranno opportuno adottare. BL La mia ultima risposta è inutile, solo una formalità: Maleducazione e minacce non sono mie. Maleducazione non ce n'è stata, solo risposte a tono. Minacce? Io ho solo detto che la storia non finisce, non c'è niente di male nel difendersi con le giuste maniere. Le mie responsabilità me le sono sempre assunte ed ho saputo pagarne le conseguenze. Mi piacerebbe che se le assumano anche gli altri ogni tanto. Provvedimenti non ve ne saranno, non c'è niente da provvedere. Si tenga il suo Erasmus, mi accontenterò di quello che ho fatto quattro anni fa. Ora attendo i provvedimenti, che probabilmente ci saranno, ma che non dovrebbero arrecarmi danno, sarebbe troppo. 3/05/2009 EL CLÁSICO DE ESPAÑA: Real Madrid vs. Barcelona 2-6
El Sábado a la tarde salí de casa a las h 19.45. De Calle Velarde a Calle Fuencarral, pocos metros y entré en el MadridMadriz, histórico bar de la Capital y en particular del barrio Malasaña, siempre actual. Pedí una caña, me puse las gafas de vista y me apoyé a una columna, los ojos fijos hacia la televisión, esperando el inicio del Clásico de España, Real Madrid vs. Barcelona. Un chico me pidió el mechero y, viendo mi camiseta del Madrid (col el 7 de Raúl), dijo «No hace falta que te pregunte para quien vas...». No, la camiseta engaña: yo estaba enamorado del “Galáctico Real”, pero si vivo en Madrid hace casi cuatro años y hace casi cuatro años no voy al Bernabéu por algo será, así que iba por el Barça. Un detalle que al chico (barcelonés que trabaja en Madrid y estuvo de Erasmus en Bologna) le gustó, así que vi el partido en compañía suya y de un amigo suyo de visita en la Capital. Es increible como el fútbol una a la gente, al menos en España.
Antes de que empiece a hablar del partido, es justo resumir la situación previa. Madrid y Barça son los históricos de España, ganan casi siempre ellos, en un aburrido alternarse. Así los últimos años: 2005 Barça, 2006 Barça, 2007 Madrid, 2008 Madrid. Esta temporada el Barça ha quemado records, victoria tras victoria, goleada tras goleada. El Madrid, impotente, cambió entrenador (de Bernd Schuster a Juande Ramos) a pocos días del Clásico de ida, que perdió en el Camp Nou. Desde entonces, 17 victorias y 1 empate (eso en Liga, ya que en Champions League han sido 2 derrotas de 2, 0 goles a 5 por el Liverpool). Pero a Guardiola y su hombres les da igual, ellos han seguido adelante, siempre primeros, mientras que Raúl y los suyos quemaban records a su vez, intentando la remontada imposible. Y es que se llega al Clásico con el Madrid a 78 puntos y el Barcelona a 82. ¿La diferencia es de 4 puntos? En fútbol la matemática es una opinión, la pelota es redonda, a pegarla son hombres, es decir seres que se equivocan. La diferencia es de estilo: el Barcelona gana 6-0 o 5-2 (antes del Clásico, 94 goles hechos y 26 encajados) y reparte burbujitas de champagne; el Madrid gana 1-0 o 3-2, sufre, pero aguanta siempre (antes del Clásico, 77 goles hechos y 35 encajados). Espectáculos vs. Entrega. El Clásico del Bernabéu llega en el medio de las dos semifinales de Champions League del Barça, que en pocos días se juega la temporada entera. El Madrid se entrena tranquilo, sin distracciones. La prensa monta el “Clásico del Siglo”, olvidando que, aunque el líder pierda, mantendría 1 punto de ventaja sobre su persecutor. Raúl dice que ganará el Madrid, Cannavaro que según él (solo según él) les vale también el empate, Guardiola insiste en que su equipo no hará cálculos. La verdad es que este Barcelona es superior. No superior al Madrid, sino que superior a cualquiera. No superior a cualquier equipo del mundo, sino que superior a cualquier equipo que haya pisado tierra jamás. ¿Exagero? Tal vez sí, pero yo son 15 años que miro el fútbol (desde el Mundial de 1994, además de haber visto videos del Milan de Sacchi) y nunca vi nada parecido. Así que digo que este es el mejor equipo de – al menos – los últimos 15 años. Pero, como decía, la pelota es redonda y no gana siempre el mejor. El Madrid ha sabido aguantar, llegar cerca del rival y regalarse la posibilidad de la ilusión: ganando hubiera ido a -1, yendo a -1 hubiera puesto presión al Barça, que el Miércoles tiene la Champions y después el Villarreal en Liga y después la final de la Copa del Rey. Antes del partido hubiera aproximado un porcentaje de 80 a 20 por el Barça; de ganar el Madrid el Clásico, hubiera bajado a 60 a 40 %. ¿Es tanta la diferencia entre el Barcelona y el Real Madrid? Finalmente, parece que no. Parece.
El Real Madrid llega al Estadio “Santiago Bernabéu” sin Pepe, sancionado, ni Mamahdou Diarra, Van Nistelrooy, Snejder y Guti lesionados. Al Barcelona le falta solo el lesionado Rafa Márquez, a parte Gabi Milito, que no juega hace ya un año. Los anfitriones proponen: I. Casillas; S. Ramos, F. Cannavaro, C. Metzelder, G. Heinze; A. Robben, L. Diarra, F. Gago, Marcelo; Raúl, G. Higuaín. Los visitantes oponen: V. Váldes; D. Álves, C. Puyol, G. Piqué, E. Abidal; Xavi H., Touré Y., A. Iniesta; S. Eto’o, L. Messi, T. Henry. Las novedas son de hombres para el Madrid, con Heinze y Robben recuperados, y de posiciones para el Barça, con Eto’o a la derecha y Messi de delantero-centro. El Madrid tiene que ganar sí o sí y va adelante, pero antes se preocupa de cerrar las fuentes creadoras del Barcelona, con Xavi e Iniesta que no la ven por media hora buena. O casi no la ven. Sin embargo, el primer peligro lo crean los catalanes: Messi apoya precisamente para Xavi que chuta sin sorprender a Casillas. Si Xavi e Iniesta no aparecen, ocultados por Gago y Diarra, Eto’o (que debería centrarse sobre Heinze, lento e irascible) va demasiado hacia el centro, mientras que a Messi le cuesta encontrar la posición y Henry no entiende que tiene que pedir la pelota. Al otro lado, los blancos van, Robben vuelve loco a Abidal, que no tarda en entender que la noche será dificil y se deja superar cada vez. En una de esas, Dani Álves casi marca en propia puerta; en la siguiente, el holandés deja la pelota a Sergio Rámos, que la pone en dentro para Higuaín, libre de cabecear en soledad y marcar el 1-0. 15 minutos de Madrid perfecto, el Barça tiembla, parece nervioso desde el principio, sabe lo que se juega y eso le pesa. Pero estos son cracks y saben también reaccionar, al Madrid ni el tiempo de acomodarse y re-organizar el partido: el Barça antes le asusta tres veces en tres minutos, al cuarto Messi la peina deliciosamente de vaselina para Henry, Rámos no llega en acrobacia, Henry se encuentra solo frente a Iker y pone el 1-1. Pasa otro y Henry (que finalmente entiende que tiene que pedirla larga y en profundidad, se va de Sergio Rámos y se queda en el suelo por la falta de Cannavaro: Xavi para Puyol, que de cabeza marca el 1-2 (en soledad como Higuaín antes). Reina el equilibrio, pero es un equilibrio de ocasiones y juego, nadie tiene miedo, es una final que hay que ganar. Hasta la media hora hay ocasiones de un lado y del otro. La sensación es que el partido se juegue sobre la banda derecha del Madrid, donde Rámos de una parte y Abidal de la otra no oponen resistencia. Precisamente Abidal le da un codazo a Rámos y el arbitro Undiano Mallenco solo le amonesta: claro que no sabe lo que ha pasado, ya que, de saberlo, hubiese sido roja directa. Pero así no es y los culés toman campo poco a poco, ocasión tras ocasión (que Messi falla siempre y, cuando no falla él, está Casillas que para a su manera) avanza y el gol es lógica consecuencia: Diarra pierde la pelota clamorosamente y Xavi la da profunda para Messi, que esta vez no puede fallar, 1-3. Es el minuto 35 y, antes de que termine la primera mitad, hay otra chance por parte, pero sobre el cross de Robben no llega nadie (como siempre...) y Casillas no deja pasar la falta directa de Dani Álves. Es aquí que me quiero detener. Se está hablando de superioridad eclatante del Barça y es verdad, el Barcelona es claramente superior al Real Madrid, pero eso ya lo sabíamos antes. Las esperanzas merengues se han alimentado gracias a lo visto en la primera media hora: un equipo que juega con la cabeza alta, que sabe de ser inferior pero no padece de sentido de inferioridad, que conoce sus armas y las utiliza bien. Este Madrid no es inferior al Chelsea que tan solo cuatro días antes del Clásico empató 0-0 en el Camp Nou, pero a aquel Chelsea le valía el empate y se encerró atrás, mientras que este Madrid tenía que ganar y lo ha intentado. No lo ha hecho, pero podía haberlo hecho. ¿Qué hubiese sido de ver Abidal una merecida roja? No lo sabemos, no sirve pensarlo, pero sí sirve pensar que por media hora el Madrid ha sido capáz de aguantar al Barça, de mirarle a la cara y ser capáz de dar miedo. En esa primera media hora, el chico a mi lado se fumó al menos seis cigarrillos y se bajó unas cinco cervezas . . . Al terminar la primera mitad, ya no tenía voz . . . . . La grandeza del Barcelona ha sido reaccionar siempre a los golpes. Después de fallar el Barça dos ocasiones a principio de la segunda mitad, el Madrid recorta distancias con Sergio Rámos que cabecea una falta de Robben. Pero le sobran dos minutos a Henry para poner a espaldas de Casillas un contragolpe orquestado por Xavi (que, entendiendo no poder estar en su posición habitual, se coloca bajo a la izquierda, donde Diarra no le alcanza). Esa es grandeza y es la diferencia entre los dos: el Madrid tiene que poner todo si mismo para intentar jugársela; el Barcelona tiene simplemente que “decidir” cuando marcar el siguiente gol. Los 32 minutos que quedan son show blaugrana. El Madrid se rinde, el Barça le respeta y no tiene piedad, como hace siempre. Sigue presionando, sigue atacando, sigue jugando sin parar. Messi hubiera podido hacer cuatro o cinco goles, pero solo mete uno más, cuarta asistencia de Xavi. El sexto lo marca Piqué, esta vez asistido por Eto’o. De Piqué mi compañero dice «Una vez salí de fiesta con Piqué: ese tío no toma alcohol, pero sale y folla como un cabrón». De Eto’o comentamos que el partido no puede acabar sin que él, “el negro”, marque. Y el “León Indomable” lo intenta una y otra vez, pero no lo consigue y el Clásico termina 2-6.
Decimos que, de no ser por las paradas de Casillas y los errores de Messi, el partido podía terminar 2-16 sin que nadie tuviera que escandalizarse. Pero hay que recordar la roja que Undiano Mallenco le ha perdonado a Abidal. Hay que recordar también una cosa que todo el mundo parece haber olvidado: si tomamos el Barcelona de este año y el del año pasado, la única diferencia es Piqué por Milito, los otros no han cambiado; en el banquillo hay Cáceres (por Thuram), Keitá (por Edmilson), Hleb (por Deco), pero también faltan Ronaldinho y Giovanni dos Santos; total que, cuanto a hombres, este Barça es inferior al del año pasado. ¿La diferencia la hace, entonces, el entrenador? Tampoco, a ver si alguien discute a Rijkard . . . . . El Madrid, por su parte, suma 25 victorias, 3 empates y 6 derrotas. Yo no he ido a mirar, pero no sé cuantos equipos no han ganado la Liga con esos números. Y es que este Madrid no es grandísima cosa: le falta Robinho (o Cristiano Ronaldo, da igual, importante es la tipología de futbolista), Robben no es confiable (por lesiones y leadership), si no está Guti falta un volante, Huntelaar es bueno pero se echa de menos un delantero en el banquillo (Saviola no cuenta para nadie y Van Gol está lesionado). Es un equipo incompleto, pero que se puede completar con un par de hombres bien escogidos. Los demás son buenos y lo han demostrado este año. Merecerían una “Liga honoris causa”. Hablar de humillación no es justo, el Madrid ha caído de píe, pero este Barcelona es demasiado, para cualquiera. ¿Para cualquiera? Eso lo veremos de aquí a tres semanas, cuando celebraremos el próximo campeon de Europa. Si justicia en el fútbol hay, la Copa la levantará Puyol en Roma. Cuanto al Barcelona . . . ¿qué decir? Yo llegué en España con la ilusión de ver “la Liga de la estrellas” y acabé aburrido de un fútbol lento, sin pressing, con una calidad media baja. La Serie A me entretiene mucho más. Pero este equipo es otra cosa, otra dimensión. Ya miro solo Serie A y Barcelona. Hoy me ha costado mirar el partido de mi Milan y, poco antes que empezara, hablando en Messenger con un amigo, le he dicho «Después de ayer, no sé si podré mirar el fútbol de la misma manera». Repito, en 15 años no he visto nada parecido. ¡Nada! Un poquito poquito se le acercó el Milan 2002-2003 (que acabó ganando la Campions League en Manchester), pero solo fueron tres o cuatro meses de un equipo que ganaba, daba espectáculo puro, jugaba tan de maravilla que me daban casi ganas de llorar, pero que no transmitía esa sensación de superioridad, de tener solo que pisar el acelerador, cuando quisiera y como quisiera, para marcar uno-dos-tres goles más. Sobre todo, italianisticamente, aquel Milan (que, repito, solo duró unos meses a tales niveles de grandeza – se les llamó “i Meravigliosi”) jugaba hasta ganar, después ralentizaba el ritmo, la cual cosa teoricamente no tiene nada de mal. Pero ver al Barcelona de Guardiola que gana 4-0 (o 6-2...) y sigue atacando como si estuviera 0-0 es impresionante, ver el Sábado pasado a Messi presionar sin descanso estando arriba de cuatro goles y siete puntos y con la visita al Chelsea en pocos días es gratificante, ver que Xavi o Iniesta dan la pelota atrás solo si es indispensable y siempre con la intención de buscar espacios para volver adelante es encantador, ver a Eto’o que “chorrea” al Bernabéu pero se desespera por una ocasión desperdiciada es delicioso. La esperanza es que este Barça se diferencie del de Rijkard y duré más, que Messi se diferencie de Ronaldinho y no pierda la humildad que todavía rinde humano a un chico que parece venir de otro planeta, que este grupo guarde el hambre que este año le ha distiguido y sigua deliciándonos. En su obra El miedo escénico y otras hierbas, Jorge Valdano cuenta de un amigo suyo que, viendo al primer Milan de Berlusconi, afirmó sin vergúenza «[...] con este fútbol no hacen falta mujeres». Al terminar el fin de semana de un histórico Clásico, Luís Enrique ha dicho «[...] fue un orgasmo futbolístico». La historia del “Barça de Guardiola” acaba de empezar, esperamos se haga Historia. |
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