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    7/30/2006

    ERASMUS: EL PRINCIPIO - 15/09/05

     

    Giovedì, 15 Settembre 2005

    Giovedì, stesso discorso: in mattinata all’Università, nel pomeriggio a vedere un appartamento; cambia solo il programma per la serata, già che c’è l’incontro Erasmus.

    Al risveglio, come il giorno prima, la Puerta del Sol è ancora al buoi. Mi preparo ed esco per andare a Fuenlabrada. All’arrivo, l’Università non è molto più affollata di come l’avevo vista ieri. Punto dritto il Decanato, dove chiedo dell’Ufficio Socrates/Erasmus. Il responsabile, Oscar Prieto, non c’è. Mi riceve un delegato, José Antonio, cui consegno il Learning Agreement e l’Application Form; lui mi fa firmare un documento e mi dice che le lezioni inizieranno il 4 Ottobre, ma che gli orari non sono ancora stati pubblicati. Gli dico dell’incontro Erasmus. Lui non ne sa niente. Gli dico l’indirizzo del punto d’incontro e si mostra molto disponibile, stampandomi una cartina e spiegandomi come arrivarci: Parlando, mi dice che un altro ragazzo dell’Università degli Studi di Salerno è passato a comunicare il suo arrivo: evidentemente Casimiro.

    Al rientro in città è già ora di pranzo. Vado di nuovo al Barilete, dove sono stato ieri. Fulvio mi riceve ancora. Prima di andar via scambiamo due parole e gli chiedo di come raggiungere El retiro, dove alle h 16.00 ho appuntamento per vedere l’appartamento.

    Sono le h 15.30 circa quando esco dalla Metropolitana, stazione “Retiro”. Raggiungo la Calle de Narvajez, che mi impressiona per essere molto grande e circondata da edifici altissimi. Al n° 56 mi fermo, entro al  1°5, dove mi riceve la Señora Dolores. Al telefono sembrava più giovane, invece avrà sui cinquant’anni. Somiglia quasi alla carmen che avevo sfortunatamente conosciuto ieri, ma qui la situazione è diversa: l’appartamento, non molto grande, è  . . . normale, lei vive con sua figlia e si parla subito in concreto. L’affito è di 280euro mensili, con un anticipo (“fianza” in spagnolo) di 150euro. Non mi convince. Mi tolgo gli ultimi dubbi al veder la camera da letto, piccola, buia, con una finestrella che dà su un atrio ed appeso a questa un calendario di playmate nude. Dopo quello cui ho assistito ieri, già non mi stupisce niente . . . . . Ringrazio la signora per la gentile disponibilità e le dico che, qualora fossi interessato, la richiamerei. Lei mi mette fretta, dicendo che se non la prendo io la dà ad altri. Restiamo che, se non la richiamo in un paio di giorni, vuol dire che non sono interessato. ¡Non sono minimamente interessato!

    Di ritorno in Ostello, riprendo a far telefonate, dal telefono fisso che ho in camera, con il Segunda Mano comprato anche oggi, ma non esce niente. Verso le h 19.30 il cellulare squilla: è Casimiro. Rispondo, ci mettiamo d’accordo per vederci in dieci minuti al Museo del Jamon di Puerta del Sol, visto che anche loro alloggiano in zona. Velocemente, mi rivesto e vado al Museo del Jamon di Calle Mayor ed aspetto. Dopo un quarto d’ora non si vede ancora nessuno. Casimiro mi ritelefona. Anche lui è all’uscita del Museo del Jamon, come me; mi guardo intorno, ma non vedo nessun viso conosciuto. Dopo un po’, ci rendiamo conto che in Puerta del Sol ci son tre o quattro Musei del Jamon. Ci diamo un nuovo appuntamento di fronte alla statua dell’orso che c’è al centro della piazza. Lì c’è Casimiro, in compagnia di Francesco, altro Erasmus salernitano, lui all’Universidad Complutense. È il primo incontro di un trio che sarebbe diventato inseparabile fino ad Aprile. Scambiamo qualche parola: Casimiro è arrivato Lunedì, Francesco e Floriana (anche lei alla Complutense), che è restata in Ostello, Martedì come me. Neanche loro hanno ancora trovato casa.  Mi dicono che han passato le ultime due notti a bere nei pub della zona; mi confermano che sono stati anche loro alla Rey Juan Carlos in mattinata. Gli dico dell’incontro Erasmus. Anche a Casimiro è stato assegnato un tutor e verranno un po’ più tardi dell’orario stabilito. Io, al contrario, sono un tipo maniacalmente puntuale e dico di voler andare a prepararmi per esser lì alle h 21.00. Mi invitano ad andare a fare un giro, ma insisto nel voler tornare in Ostello a prepararmi.

     

    Faccio un doccia a vado ad Atocha. Scendendo alla destra della stazione di treni in cui l’11 Marzo dello scorso anno ci fu un attentato terroristico che fece centinaia di vittime sconvolgendo la Nazione, prendo el paseo de Santa maría de la Cabeza. Vestito con scarpette sportive, blue jeans nuovo, comprato prima della partenza e una t-shirt azzurra; nel pomeriggio mi si era rotta la cintura ed i jeans mi risultano un pochino larghi. Prendo la     seconda a sinistra, Calle de Vizcaya, dove al n° 11 c’è il “Bar la Ría de Cedeira”, punto d’incontro degli Erasmus della Rey Juan Carlos. Sono in anticipo di una decina di minuti. Entro ed infatti non c’è nessuno. Esco, fumo una sigaretta, tento senza successo di telefonare a María l’amica della mia tutor. Alla fine ci riesco e mi dice che arriverà a breve. Rientro nel bar, non un granchè, mi guardo in torno senza veder niente. In fin dei conti cosa dovrei vedere? Non conosco nessuno. Per quanto ne so, il posto potrebbe esser pieno di Erasmus senza che io me ne accorga, per il semplice fatto che non lo che lo siano. Cerco di ascoltar la gente, ma sembra parlino tutti in spagnolo. Poi, un tipo mi chiama, attira la mia attenzione e, ottenutala, mi chiede «¿Erasmus?». ¡Finalmente! Mi avvicino e mi presento, come fa lui, che si chiama Carlos. «Carlos Madejón», penso «il presidente dell’associazione». Lo avevo conosciuto via e-mail, ma mi aspettavo un persona adulta, non un ragazzo di 24-25 anni, studente al quinto anno della Facultad de Ciencias de la Comunicación y del Turismo, la stessa che frequenterò io. È in compagnia di una ragazza, alta, biondissima. Si chiama Laura, altra Erasmus, lituana, che studierà Economia a Vicalvaro e non parla una parola di spagnolo, ma solo inglese. Sfortuanatamente, io no. Mi siedo, prendo da bere, una caña. Carlos si divide nel chiacchierare con me in spagnolo e con Laura in inglese. Mi dice che parlo molto bene la sua lingua, mi chiede chi sia la mia tutor. Altra caña. È sveglio e simpatico. Ammette che può reggere al massimo quattro birre, alla quinta inizia a vacillare. Io, sembrerà presunzione, ma con quattro birre (per di più, di quella dimensione e di quella gradazione) ci faccio colazione. Arriva un altro ragazzo, un altro italiano, Alessandro, di Roma, proveniente dall’Università Roma Tre, anche lui ad Economia.

    L’ambiente è gradevole. Chiacchiero con Carlos ed Alessandro, che ha un’istintivo quanto pungente senso dell’umorismo e mi provoca come può, tanto che ad un certo punto, quasi innervosito, gli chiedo «Ma ce l’hai con me?». Arriva altra gente, il bar si riempie, uniamo vari tavolini per starci tutti. Arriva anche María, carina devo dire, ma niente di eccezionale, mi dice che Carmen ci raggiungerà quanto prima. Molto carina è un’altra ragazza. Carlos la saluta, evidentemente la conosce già, si chiama Isabel, bionda tedesca dal fisico esile e delicato, al contrario del suo accento e del suo modo di fare, teutonicamente duri. C’è un po’ di tutto: finlandesi, francesi, tedeschi. Arriva un’altra ragazza, che attira l’ attenzione presentandosi a tutti con uno squillante «¡Hola!», abbinato ad un largo sorriso che mi colpisce ma non mi attrae. Bassina, magra, pantalone di seta nero, maglietta verde chiaro, i capelli di un castano luminoso quasi biondo, molto corti. Si presenta: Alessandra . . . italiana, anche lei romana di Roma Tre. Alessandro le si avvicina, io non le rivolgo più che uno sguardo e neanche mi presento. Non mi dice niente, non immaginavo minimamente che proprio lei avrebbe condizionato tanto in profondità il mio Erasmus.

    Arrivano Casimiro e Francesco, con il tutor Rafa; con loro Floriana. Floriana la avevo conosciuta, come gli altri due, a Fisciano, al corso di spagnolo tenutosi tra Aprile e Maggio per gli Erasmus in partenza. Non mi era piaciuta, non si era instaurato un feeling naturale. Resta giusto due minuti; Casimiro mi aveva spiegato che aveva appuntamento con una sua amica che vive a Madrid da qualche tempo.

    Chiedo ad Alessandro di uscire a fumare una sigaretta; mi dice che non fuma, rispondo «Io si» e lo convinco, non senza dover insistere, ad accompagnarmi. Qui ci scappa qualche commento sulle ragazze. Io apposto senza esitare su Isabel, ma lui non è d’accordo e guarda più alle finlandesi, che non sono esattamente la fine del mondo. Rientrati, si ricomincia. Mi avvicino ad Alessandra e, resomi conto che con la lingua non va fortissimo, le chiedo come le va in spagnolo. Lei mi guarda e dice «Oddio! Che ha detto?». Ci si ride su, lei non sospetta per niente che io sia italiano. Le finlandesi voglion chiacchierare, macinano qualche parola in spagnolo, mi chiedono di dove sono e cosa studio. Una si chiama Eva, un’altra è costretta a ripetermi il suo nome due o tre volte; si chiama Satu, mi lascia il suo numero di cellulare. Alla fine, però, dalla conversazione non esce granchè, perché lei cerca di sopperire alle sue lacune con lo spagnolo mettendoci in mezzo l’inglese, il che per me è un problemaccio. Casimiro e Francesco vanno via presto, mentre poco dopo arriva Carmen. María me la presenta: speravo fosse più carina!!!

    Oramai son quasi le h 24.30. Carlos dice di andar via e di dirigerci in una discoteca, deliberando sul posto con altri tutor, Jorge, Nina e Rebeca. Usciamo tutti. Dovremmo essere una trentina di persone. Prendiamo il paseo de las Delicias, all’altro estremo di Calle Vizcaya, e risaliamo fino ad Atocha; raggiungiamo la Glorieta del Emperador Carlos V e viriamo a sinistra su Calle Atocha, che risaliamo fino a Calle de los Desamparados, una stradina sulla destra dove c’è il disco-pub scelto: il “Pasión”. Prima di entrare, Carmen mi saluta; va via, deve tornare a Granada, la sua città d’origine. Ci resto molto male, pensavo che mi avrebbe aiutato in questi giorni, invece è stata totalmente assente, inutile. Entro. Il posto è piutosto buio, le luci colorate, la musica molto forte in un locale abbastanza piccolo. Il gruppo si lascia andare alla musica, che a me non appassiona. Prendo da bere, scambio qualche parola con Alessandro, che però si butta nella mischia. Accendo una sigaretta e mi appoggio ad una delle colonne che sorreggono il locale. María mi chiama a ballare, ma rifiuto. L’ambiente non mi piace, inizio ad annoiarmi.

    C’è anche un’altra persona che sembra non se la stia spassando ed è lí, ferma a due passi da me: Alessandra. Mi si avvicina, cerca di dire qualcosa in spagnolo, ma con quella confusione non avrei capito niente neanche in italiano. Proviamo a parlottare un po’, disturbati dal rumore; io rischio più d’una volta di scoppiare a ridere nel veder lei che si sforza di parlare in spagnolo con me che sono italiano.

    Verso le h 2.00 si va via, il gruppo si smembra. Io non ho idea di come tornare a Puerta del Sol; mi salva Jorge, che guida un gruppetto formato da me ed altri tre o quattro verso il Km0. Tra gli altri, c’è anche Alessandra, che deve prendere un autobus notturno per andare a Calle Saenz de Baranda dove, nonostante sia arrivata solo oggi, ha già trovato casa. Jorge si perde un po’, Lo vedo un po’ confuso tra Plaza Santa Ana e dintorni. Io cammino al fianco di Alessandra, che parla tra se e se in italiano, dicendo frasi come «Ma, che succede?», «Mi sembra che stiamo girnado in tondo», etc.  Io sto zitto, finchè, vedendo che non si trova la direzione giusta, mi scappa un «Mannaggia la puttana!». Alessandra mi guarda sbalordita. «Ma . . . sei italiano?». Io scoppio a ridere d’istinto, lei mi dà uno schiaffo su un braccio, a metà tra l’arrabbiata e la divertita. Raggiungiamo finalmente la Puerta del Sol. Saluto tutti e torno in Ostello.

    Dopo due giorni da incubo, mi ci voleva una serata così.

    ERASMUS: EL PRINCIPIO - 14/09/05

    Mercoledì, 14 settembre 2005

    Quando apro gli occhi son da poco passate le h 7.00 del mattino. Cambiando ambiente, città, nazione, non ho perso l’abitudine di svegliarmi presto. Sento, però, qualcosa di strano; apro il balcone: è ancora buio . . . . . Riguardo l’orologio, mi viene il dubbio che in Spagna ci sia qualche ora di fuso orario rispetto all’Italia. «No, no è possibile» penso. Sta di fatto che la Puerta del Sol è avvolta nelle tenebre e nel silenzio. Il cambio dalla provincia italiana alla Capitale iberica si sente in questo.

    Mi preparo. La giornata che mi aspetta è lunga.

    Prima tappa: Universidad Rey Juan Carlos. Carmen mi aveva consigliato di prendere il Cercanias Renfe per raggiungerla, ma io non so neanche cosa sia sto Cercanias e lei non era riuscita a spiegarmelo nelle sue e-mail. Sarebbe stato molto più semplice se avesse usato la parola “trenes” . . . . . Comunque prendo la Metro, direzione Puerta del Sur (non ricordo come da Puerta del Sol raggiunsi la Linea 10, quella che va fino al confine sud della città); di là devo prender la Linea 12, ma mi rendo conto che il biglietto che ho non va bene. Chiedo e mi informano che è necessario comprare un altro tipo di ticket, specifico per il MetroSur. Di là l’università non è lontana. La fermata “Universidad Rey Juan Carlos” è la quarta. Esco e mi ritrovo in un paesino. Chiedo indicazioni per raggiungere l’Università, ma arrivato lì mi dicono che si tratta del Campus di Ingegneria ed Informatica. Io devo raggiungere “Hospital de Fuenlabrada”, dove c’è il Campus di Ciencias de la Comunicación y del Turismo. Sono sei fermate in più, il punto più basso del MetroSur. Giungo a Fuenlabrada. Ci son due direzioni: “Hospital” a sinistra e “Universidad Rey Juan Carlos” dritto. Prendo dritto ed esco, ritrovandomi direttamente all’interno del Campus. Mi ricorda molto quello di Fisciano . . . il che non rappresenta un buon inizio. Però, quel che più mi sorprende è che è quasi deserto. Sulla destra c'è un edificio più alto, l’edificio departamental; sulla sinistra ci sono l’Aulario 1 ed il Laboratorio 1.Vado avanti e nella desolazione generale incontro qualcuno. Chiedo del Decanato e, dopo l’indicazione, mi vien detto anche che èinutile che ci vada perché non c’è nessuno. Oggi a Fuenlabrada è festa. ¡Che sfiga! Faccio due passi per dare ancora un’occhiata in giro e poi torno a Madrid. Il viaggio è lungo, quasi un’ora, tantissimo per me che ero abituato a vivere a cinque minuti a piedi dalla Città Universitaria di Fisciano.

    Qunhado torno in Ostello è già mora di pranzo, lo stomaco protesta. Esco e cerco un posto dove mangiare, prendendo la prima strada che mi capita, Calle Arenal. Cammino per un bel po’ sulla sinistra della strada, finchè arrivo di fronte ad un locale in cui c’è un cartello con scritto “QUI SI PARLA ITALIANO”. Entro, mi riceve un uomo sulla quarantina, fisico robusto, capelli tra il bianco ed il grigio; chiedo conferma del cartello e lui annuendo chiama un ragazzo. Mi saluta, avrà più o meno la mia età, ci presentiamo, si chiama Fulvio, è di Milano. Mi fa sedere ad un tavolo e mi dà un menù. Finalmente qualcosa da mettere sullo stomaco . . . . .

    Il cibo è di quelli surgelati, ma mi sta bene. Mangio, bevo, fumo una sigaretta tranquillamente, me la prendo con comodo, già che l’appuntamento per vedere il primo appartamento è alle h 17.00. Una volta pagato (7 euro e 90 centesimi in totale), saluto tutti e torno in Ostello. Lì leggo un po’ i giornali comprati in mattinata (il “Marca” ed il “Segunda Mano”, quotidiano che Giusy Di Capua, ex studentessa Erasmus, mi aveva consigliato per cercare casa, in quanto ci sono molte offerte. Faccio una serie di telefonate, ma mi rispondono solo in due: la prima sembra gentile, si chiama Dolores, l’appuntamento è per l’indomani pomeriggio in zona “El Retiro”; la seconda lo è ancor di più gentile, parliamo un po’, le dico dell’annuncio per un appartamento nel mio ancora indeci spagnolo, lei resta in silenzio ed alla fine annuisce, mi fa segnare un indirizzo e mi dice di andare in serata, verso le h 21.30, e cercare Carmen, che evidentemente è lei. «Bene» penso, «ora andiamo a vedere il primo».

    Si trova in zona “Tirso de Molina”, che mi rendo conto esser molto vicina alla Puerta del Sol, dove alloggio io, cosí che decido di chiedere indicazione alla signora in recepcion, che bene o male mi indica il cammino. Giungo senza eccessive difficoltà a Plaza de Tirso de Molina, lì chiedo di Calle Espada, che imbocca dal fondo della piazza. Raggiunto il numero 6, suono al 3ºA e la persona che mi aveva risposto al telefono il giorno prima mi invita a salire. Quando apre la porta ci resto un attimo: avrà minimo 70 anni . . . Mi fa entrare mi mostra l’appartamento, buio e disordinato, mi parla dei . . . coinquilini, che vedo sfilare lentamente muovendosi al rallentatore, quel che gli permette l’età. Sembra una casa di riposo. Il tipo che mi guida pare il più giovane del gruppo, un gruppo di otto anziani cui aggiungere un ventenne, io. Ora, tutto il rispetto possibile ed immaginabile per la veneranda età dei miei ipotetici compagni di casa, ma le mie idee al venir qui erano altre!!!!! Finita la deprimente visita, dico al caballero che, qualora fossi interessato, lo richiamerei. Ancora oggi ho i brividi ad attraversare quella strada.

    Torno in Ostello, depresso e scoraggiato, oltre che fradicio di sudore per il martellante battere del sole. Tento ancora di telefonate a Casimiro e Carmen, con gli stessi risultati del giorno prima. Riprovo, sta volta Carmen mi risponde; finalmente sento la sua voce, ma solo per poco: non ho più credito nel cellulare. Dopo aver sparato un po’ di parolacce, esco e chiedo alla signora dove posso fare una ricarica. Lei mi indirizza verso El Corte Inglés. Entro nel maestoso centro commerciale, mi perdo tra i vari settori, finchè non trovo quel che cercavo. Il punto è che una ricarica da 10 euro mi costerebbe 17 . . . esito un po’ e la faccio. Telefono a mia madre e la informo della cosa. D’ora in poi, le ricariche alla SIM italiana me le faranno sempre dall’Italia, spendendoci cosí il giusto.

     

    Faccio una doccia, mi preparo e verso le h 20.00 esco. Devo andare in zona La Latina; in questo caso preferosco prendere la Metropolitana, per quanto il posto non sia molto lontano. Cerco Calle Aguas. Mi sorprende la disponibilità della gente quando chiedo indicazioni. A Napoli, Avellino e Salerno mi manderebbero a quel paese senza neanche guardarmi in faccia. Qui è tutta un’altra cosa. Trovo senza eccessive difficoltà la Calle e mi dirigo verso il nº 13. Sono un po’ in anticipo, ma suono ugualmente al citofono al 1ºA: mi risponde la donna con cui avevo parlato al telefono, che mi dice di entrare. Giunto alla soglia, suono il campanello; mi apre una donna corpulenta, direi in sovrappeso, mulatta, con un appariscente ed elegantissimo vestito da sera. È lei Carmen. Penso «Pure qui non sarei tra giovani», ma mi sorprende soprattutto l’atmosfera: le luci sono basse, l’aria è avvolta da un pesante, nauseante odore di profumo da donna. Carmen mi saluta calorosamente con due baci sulle guance. La situazione è strana, ma penso solo che abbian voluto abbellire l’apartamento per far bella figura, esagerando di molto. La donna mi guarda sorridente senza parlare; la situazione ha un non so che di imbarazzante. Titubante, la prego di farmi vedere la camera. Lei acconsente e mi guida  al piano inferiore, cui si giunge tramite una scalinata a chioccia, in cui l’atmosfera è la stessa del resto dell’appartamento. Scendiamo, alla sinistra della scala c’è una porta chiusa, al fondo ce n’è un’altra, dove Carmen mi guida. La apre: non è grande, non c’è finestra né balcone, ma solo un letto a due piazze, un comodino ed una sedia di grandi dimensioni. Chiedo «¿Esta es la habitación?». Carmen mi risponde affrettatamente di si, mi invita ad accomodarmi sulla sedia e mi dice di aspettare un po’. «Aspettare cosa?» penso. Comunque acconsento e mi siedo. Dall’esterno si sentono dei movimenti, persone che parlano, le voci son femminili. Passano una decina di minuti. Odio le attese, mi annoio terribilmente, fa un caldo insopportabile, e non capisco perché devo star qui fermo a perder tempo. ¡Certo che la situazione è strana! Mi spaziento, mi alzo ed apro la porta . . . sul fondo del corridoio c’è una ragazza, molto carina, capelli scuri, lisci, lunghi, ma quel che “noto” di più è che . . . ha addosso solo un tanga, nient’altro!!!!!

    La ragazza mi guarda con una strana espressione; poi arriva Carmen, tutta affannata, che mi riporta nella stanza emi dice di aspettare ancora un attimo. Io non dico una parola, sono al quanto confuso: la signora ben vestita, le luci soffuse, il profumo pesante . . . ed ora questa. «Che succede qui?». Non ho il tempo di cercare una risposta, perché torna la ragazza che avevo visto un attimo fa, (s)vestita come prima; si presenta (mi si perdonerà se non ricordo il nome, ma in quegli attimi ero distratto da altre sue doti), salutandomi coi classici baci sulla guance, mi chide come va, come mi chiamo io, poi mi saluta ed esce, chiudendo la porta dietro di se. Sono confuso, nonsò che pensare; uno scatto di ironia mi porta a dire «Però, che coinquilina “aperta” che mi ritroverei!!!», ma un sospetto sfiora la mia mente, un sospetto alimentato e che pian piano diviene certezza, quando immediatamente dopo iniziano a sfilare per salutarmi e presentarsi le altre . . . “compagne di casa”. Altre sette, tutte attraenti, alte, in scarno bikini, con nomi strani che poco hanno di ispanico; si va da Veronica a Jennifer e simili. Quando l’allegra sfilata finisce, ho le idee abbastanza chiare. In piedi aspetto la prossima, ma arriva Carmen, che mi chiede «¿te gustan las chicas?». Le dico che sono indubbiamente signorine di bell’aspetto, ma che credo ci sia stato un malinteso, lei fa quasi finta di non sentirmi ed insiste «¿Cual te gusta más?». Le ripeto che, evidentemente, al telefono ci siam capiti male, che io avevo letto l’annuncio sul Segunda Mano, un annuncio per l’affitto di una stanza in un appartamento, per viverci, non per passar la serata con una ragazza. Carmen mi guarda esterrefatta, prova ad insistere per farmi scegliere una delle signorine, ma io declino con decisione. Qui lei si arrabbia, mi dice che questa è una Casa de Relax e mi accusa di aver solo voluto vedere le ragazze. Io le rispondo cordialmente che non è cosí e, prima di entrare in una sgradevole discussione, la informo che è il caso che vada via ed esco dalla stanza, avviandomi verso la scala. Salendo vedo che la porta che prima era chiusa, ora è aperta. Ci sono lí le otto signorine, che mi guardano andar via sorprese . . . con espressione palesemente dispiaciuta, tanto da ispirarmi tenerezza!!!

    Giunto alla porta d’uscita, prima che Carmen possa proferir parola, la saluto ed esco. Sto per andar via, ma mi fermo un attimo. «»Non avrò sbagliato il numero dell’appartamento. Riguardo il foglietto che ho in mano: Calle Aguas, nº 13, 1ºA. Si, è giusto. Al portone al lato si affaccia una signora sulla quarantina, che mi guarda trattenendo il sorriso. Io mi rendo conto di essere in una situazione al quanto imbarazzante, ma le chiedo se è quello da cui sono appena uscito l’appartamento che sto cercando. Lei mi risponde con un laconico «Si». ¡Che figura! Torno in Ostello incavolato, scoraggiato.

     

    Mi sdraio sul letto. Sono stato in giro tutto il giorno e non ho fatto niente. Telefono ai miei; mia madre percepisce il mio scontento, prova a sollevarmi. Tento ancora di telefonare a Casimiro, ma niente, evidentemente ha già comprato la SIM spagnola ed ha quella nel cellulare. Telefono a Carmen (Sánchez de Cueto, la mia tutor, non la magnaccia di prima), parlarliamo un po’, ma facciam fatica, al telefono non ci capiamo granchè. Le accenno all’incontro Erasmus dell’indomani, lei mi dice che non sa se potrà presenziare e che, se lo farà, arriverà in ritardo perché deve andare ad un concerto. Mi lascia il numero di cellulare di una sua amica, altra tutor, María e mi dice di contattar lei se ho bisgno di qualcosa.

    Sono depresso. Sfoglio l’agenda e trovo una lettera, la lettera che mia madre mi aveva lasciato qualche giorno prima, quando in lacrime mi aveva salutato, dicendomi di leggerla nei momenti di difficoltà. La lettera, scritta a mano, inizia con

       Frigento, 10 Settembre 2005

       Figlio mio,

       […]”

    e di seguito, parole d’affetto, raccomandazioni e via dicendo.

    Tento di dormire, ma è presto. Richiamo mia madre con le lacrime agli occhi. Lei tenta di sorreggermi, dicendomi che qualora non ce la faccia, posso tornare indietro quando voglio. «Questo mai» penso. Stringo i denti, mi bagno il viso e, nonostante l’orario, vado a dormire.

    ERASMUS: EL PRINCIPIO - 13/09/05

    Martedì, 13 Settembre 2005

    Lo schermo nero. Come titolo di testa solo la data 13-09-2005. Apro gli occhi, sbadiglio. «Dove sono?». Se dovessi dare una referenza geografica precisa, non ne sarei capace. Potrei essere in Francia o in Spagna o in mezzo, sui Pirenei. Sono in aereo, per la prima volta nella mia vita. Ho sempre creduto che avrei patito volare, invece no. La tensione c’era per la partenza, l’attesa, le noie burocratiche in aereoporto. Anche queste attenuate dall’aiuto del mio amico Paolo, impiegato aeroportuale, che mi ha facilitato le cose e mi ha tenuto compagnia praticamente fino alla chiusura dei portelloni. Una volta accomodatomi al mio posto, invece, tutto è filato liscio. Il decollo è stato tranquillo, il volo (2 ore e 20 minuti circa) un po’ turbolento, ma tutto sommato sciolto, al punto che mi sono anche appisolato per qualche minuto. La partenza da Roma Fiumicino era prevista alle h 12.00 ed ha tardato solo di una mezz’oretta. L’arrivo, puntuale, ha segnato l’inizio: Madrid.

    Ora sono totalmente solo, in un Paese straniero. Ho studiato ogni particolare in anticipo sul come arrivare a Puerta del Sol, dove ho prenotato per tre giorni una camera in un ostello, l’Hostal Riesco. Il mezzo più conveniente e sbrigativo è la Metropolitana . . . Il problema è che non prendo la Metro da oltre due anni ed in tutte le precedenti occasioni ero accompagnato e guidato. Ritiro il mio bagaglio (un trolley da oltre 25 kg) e provo a seguire le indicazioni. Chiedo in giro e mi rendo conto subito che il mio spagnolo non è brillante come credevo. Un anno di studio mi ha dato una solida base, ma ritrovarsi in un Paese hispano-hablante è tutt’altra cosa. Qui se non ci si ricorda un termine non si può chiedere «come si dice?» o sostituirlo con il corrispondente italiano. Provo a farfugliare due frasi e, a seguito della paziente e gentile risposta del povero malcapitato, prendo una direzione, per fortuna quella giusta. Giunto alla stazione della Metro interna all’aereoporto, compro un biglietto da 10 viaggi da 5 € e 80 centesimi, poi mi imbarco seguendo il percorso che il giorno precedente avevo stabilito con l’indispensabile aiuto di Paolo e la sua compagna Paola: dalla fermata Aeropuerto de Barajas a Colombia; lì prendere la linea 9 fino a Principe de Vergara, dove cambiare sulla 2 fino a Puerta del Sol.

    Amerò la Puerta del Sol, venerandola a mò di terra sacra, ma l’impatto che ebbi al metterci piede la prima volta non fu dei più felici. Salendo gli scalini che dalla Metro mi portavano nel cuore della città, la prima cosa che vidi fu un ragazzo che chiedeva l’elemosina agitando con la bocca un bicchiere di plastica; lo agitava con la bocca perché gli mancavano le braccia e continuava a ripetere a denti stretti «¡Ayudame! Por Diós». Quel ragazzo frequenta Puerta del Sol costantemente ed ogni volta che lo vedo mi fa un pessimo effetto. Odio vedere la gente soffrire, non sono abituato ai grandi centri in cui ad ogni 5 metri c’è qualcuno che chiede l’elemosina, non riuscirò mai ad essergli indifferente, piuttosto sarò in grado di mostrarmi altero e presuntuoso, quasi crudele nel rifiutare l’offerta a questa povera gente.

    Dopo il brusco inizio, mi guardo intorno. Non credevo che la piazza centrale della città fosse piccola, ma intorno a me circolava una moltitudine di persone che la facevano apparire immensa. Prima di cercare l’ostello, cerco un bicchier d’acqua. Fa un caldo assurdo ed ho la gola secca. Zaino in spalla, mi trascino con il mio trolley fino alla Calle del Carmen, dove mi siedo ad uno dei tavolini esterni del primo locale che incontro. Chiedo da bere e mi portano dell’acqua in una bottiglia di vetro. Non quello che volevo, ma non farebbe niente se non fosse che il cameriere aggiunge «Dos euros con setenta, gracias». Insomma, avevo chiesto un bicchier d’acqua, aspettandomi di non pagarlo o di sborsare al massimo 20 centesimi e mi ritrovo a dover buttare i primi 3 euro.Pago, mi

     

    Pago, mi alzo ed avanzando timidamente mi guardo intorno alla ricerca dell’insegna dell’Hostal Riesco. Il foglietto che ho in mano dice Puerta del Sol, calle El Correo, № 2 - 3rd Floor, esquina Calle Mayor. Una volta identificato l’edificio in cui è situato, entro e salgo fino al primo piano, dove sono accolto da una signora sulla cinquantina, capelli biondi ricci, occhiali sulla punta del naso e sguardo severo. Le spiego che ho prenotato una camera per tre notti e lei, senza scomporsi minimamente, mi conduce fino alla camera numero 6. Niente male, considerando che si tratta di un ostello a due stelle: dallo stile rustico ed i colori rilassanti, comprende un letto a due piazze sovrastato da una lampada, un comodino a tre cassetti con tanto di telefono, una scrivania con sopra un posacenere, un armadio, una toilette con doccia e lavabo cui, però, manca il water. La signora me lo indica al di fuori dell’abitazione; è comune a tutti i pernottanti. D’altronde, non fosse stato così mi sarei sentito al Crown Plaza.

    Mi sistemo, saranno le h 17.00. È presto e non ho nulla da fare. Fumo una sigaretta e leggo appunti e documenti con l’agenda sempre al lato, seduto sul letto: qualche numero di telefono di appartamenti da vedere, la documentazione da portare all’Università il prima possibile, l’attesa per l’incontro di Giovedí con l’Erasmus Student Network, associazione di supporto agli studenti Socrates/Erasmus, che mi ha pure assegnato una tutor per guidarmi nei primi passi. A proposito: devo telefonare a Carmen, la mia tutor per l’appunto. Provo, ma non risponde. Allora, tento di telefonare a Casimiro, studente al primo anno della mia Facoltà all’Università degli Studi di Salerno, vincitore della mia stessa Borsa di Studio, già qui da ieri: ha il cellulare spento.

    Telefono a mia madre. Prima di partire avevamo attivato la Vodafone Passport, tariffa che permette di telefonare dall’estero pagando lo stesso prezzo delle telefonate nazionali, con solo un euro ogni mezz’ora in più.  Almeno lei mi risponde: dico che è andato tutto bene, che son qui e non ho problemi, spiego che devo solo mettermi al lavoro, andare all’Università, cercar casa, aspettare Lunedì che inizi il corso di spagnolo per Erasmus ed i primi di Ottobre che inizino i corsi. Sembra tutto semplice quando si tratta di convincere i genitori. ¡Magari lo fosse davvero!

    Mi affaccio al balcone: la Puerta del Sol è splendida e piena.

    Prendo alcuni dei numeri di telefono che ho e faccio qualche telefonata, fissando un appuntamenti per vedere un appartamento il giorno dopo. A molti dei numeri di telefono che avevo non ricevo risposta. Poi vado a fare un giro, ma non mi muovo più di tanto, per paura di perdermi. Entro ne “El Corte Inglés”, guardo distrattamente qualche CD musicale. Esco, la statua del Rey Carlos I la fa da padrone. Dovrei mangiar qualcosa, ma non so dove andare ed ho un blocco allo stomaco: mi sento al quanto perso. Rientro in Ostello.

    Riprovo a contattare Carmen, poi Casimiro, ma niente. Sono le h 22.15 e dopo poche ore del mio arrivo già sono affranto; leggo un po’ il giornale e mi addormento. Domani si inizia a far sul serio.

    ERASMUS: EL PRINCIPIO - PRÓLOGO

    Siempre había pensado escribir algo como un diario-Erasmus, pero escribir día a día me ha salido imposible.
     
    Hace tiempo publiqué en este mismo Blog un fragmento de la crónica de mis primeras horas en Madrid. Un fragmento incompleto.
     
    En los últimos meses he seguido escribiendo. Lo he hecho en estas páginas, lo he hecho en otras que no están públicadas en ningún lado. En estas otras he contado varios episodios, crónicas de días o noches madrileñas.
     
    Esta mañana he acabado de redactar lo que era un fragmento incompleto. El fragmento, publicado a las h 11.19 del 21 de Febrero, lo borro de este Blog. Ahora es una crónica bastante detallada de mis primeros tres días aquí, entre la llegada, las aventuras en la busqueda de un piso, las primeras amistades, la Universidad, el primer encuetro Erasmus.
    Crónica de mis primeros tres días en la ciudad del Oso y del Matroño.
     
    7/29/2006

    NOTAS DE LA UNI

    Ayer me llegaron las notas desde la Universidad Rey Juan Carlos de Fuenlabrada, notas que ya conocía, pero que me han enviado para que yo las confirme y ellos las puedan enviar a la Università degli Studi di Salerno. 

     

    1001350

    POLITICAL COMMUNICATION

    S

    AP

    D

     

    1001108

    Fundamentals of Advertising

    S

    NP

    --

    6

    1001206

    THEORY OF COMMUNICATION

    S

    NP

    --

    6

    1001336

    Semiotics of Mass Communications

    S

    AP

    D

    6

    1001321

    Theory and Practice of Audiovisual Information

    Y

    AP

    D

    8

    1001248

    HISTORY OF SPANISH FILM

    S

    SB

    B

     

    1001247

    FILM HISTORY

    S

    NP

    --

     

    1001324

    Information Law

    Y

    NT

    C

    8



    Numerical Mark

    Grade

    Correlation with ECTS Grades

    --

    NO PRESENTADO (NP)

    --

    0-4,9

    SUSPENSO (SS)

    FX

    5-6,9

    APROBADO (AP)

    D

    7-8,9

    NOTABLE (NT)

    C

    9-9,6

    SOBRESALIENTE (SB)

    B

    9,7-10

    MATRÍCULA DE HONOR (MH)

     

    Como se puede ver, falta la de Teoría de la Comunicación.

    Es una pesadilla ese examen. espero que el problema se arregle y que todo salga bien, sin que tenga que repetirlo otra vez, esta en Italia.

    TEORÍA DE LOS NEURONES

    Una mandria di bufali si puo' muovere tanto rapidamente quanto e' la velocita' del bufalo piu' lento, e quando la
    mandria e' cacciata, sono i bufali piu' lenti e ammalati che stanno alla fine del gruppo che muoiono per primi. Questa e' una selezione naturale valida per la mandria considerata un tutt'uno, visto che la velocita' generale e la salute dell'insieme migliorano con la morte regolare dei suoi membri piu' deboli.
    Alla stessa maniera il cervello umano puo' operare tanto velocemente quanto i neuroni piu' lenti.
    Il consumo di alcool, come tutti sappiamo, distrugge i neuroni, ma naturalmente attacca in primo luogo i neuroni piu' deboli e lenti.
    In questo senso il consumo "regolare di alcol" elimina i neuroni piu' deboli, rendendo costantemente il cervello una macchina piu' rapida ed efficiente.
    Il risultato di questo profondo studio neurologico convalida la relazione causale fra le uscite festaiole del fine settimana e il rendimento dei consulenti, matematici, ingegneri, economisti, avvocati, progettisti, etc.
    Allo stesso modo si spiega il perche' dopo pochi anni aver finito l'universita' e contratto matrimonio, la maggior parte dei professionisti non possono piu' mantenere i livelli di rendimento dei neolaureati.
    Solo quei pochi che persistono nello stretto regime di consumo vorace di alcool possono mantenere i livelli intellettuali che avevano durante i loro anni di studente universitario.

    Mentre il nostro Paese stà perdendo il suo potenziale intellettuale, noi non possiamo rimanere in casa senza fare nulla.

    Andiamo al bar!!

    Beviamo litri e litri!! La tua azienda e il tuo Paese necessitano che tu sia al massimo e tu non puoi negarti alla carriera che ti stà davanti.

    Non tenerti questa informazione solo per te ma dividila con tutte le persone che stimi. In questo modo collaborerai per costruire un paese migliore. 
     

    -----------------------------
    Salvatore Stanco
    +39.3290805955
    salstanco@gmail.com
    salstanco@vodafone.it
    7/27/2006

    INTER CAMPEONA DE ITALIA . . .

    L'Inter è Campione d'Italia.
    La cosa fa un pò ridere, ma è così.
    Le sentenze di Calciopoli hanno dato l'ufficialità: retrocessa la Juventus (prima lo scorso anno), penalizzato il Milan (secondo), la terza in classifica passa al primo posto.
    Sono anni che l'Inter (con Moratti negli ultimi 11 e con Pellegrini nei precedenti 6) insegue il titolo. Oramai era un'ossessione, Appiano Gentile una casa stregata. la sensazione era che l'Inter nn sarebbe MAI PIÙ riuscita a tornare sul trono continentale.
    Invece è lì ora.
    Lo vince e lo fa nel modo peggiore, nel senso di meno gradevole. Vincere uno Scudetto conquistandolo sul campo, tenedo gli avversari a distanza durante il torneo o facendo una rincorsa vincente, è tutt'altra cosa. però ci si deve accontentare.
    L'Inter è Campione d'Italia perchè è stata corretta, ha lottato sul campo, mentre gli altri distribuivano bustarelle o cose del genere.
     
    Onore, dunque, all'Internazionale, Campione d'Italia 2005/2006

    MOGGIOPOLI: SECONDO APPELLO

    ROMA, 25 luglio 2006 - E' fatta: anche la Corte federale presieduta dall'avvocato Piero Sandulli ha partorito la sua sentenza dopo tre giorni di dibattimento e un giorno di camera di consiglio. Ecco i verdetti di secondo grado del maxiprocesso sportivo per lo scandalo intercettazioni: Juve in serie B con 17 punti di penalizzazione, con tre giornate di squalifica, con la revoca dello scudetto 2004/05 e la non assegnazione dello scudetto 2005/06. I bianconeri pagheranno anche un'ammenda di 120.000 euro. Il Milan viene penalizzato di 30 punti per il campionato 2005/06, e nel prossimo torneo partirà da -8 e con una giornata di squalifica del campo. Dovrà anche pagare un'ammenda di 100.000 euro. I rossoneri potranno comunque giocare i preliminari di Champions League. Lazio e Fiorentina vengono riammesse alla serie A: la prima partirà da - 11 e con due giornate di squalifica del campo (-30 per il 2005/06), i viola da -19 e con tre giornate di squalifica del campo (-30 per il 2005/06). Entrambe le società dovranno inoltre pagare un'ammenda di 100.000 euro.
    Gli altri verdetti:
    Antonio Giraudo: inibizione di cinque anni con proposta di radiazione.
    Luciano Moggi: inibizione di cinque anni con proposta di radiazione.
    Diego Della Valle: inibizione di tre anni e 9 mesi.
    Andrea Della Valle: inibizione di tre anni.
    Adriano Galliani: inibizione di 9 mesi.
    Claudio Lotito: due anni e sei mesi.
    Leonardo Meani: inibizione di due anni e sei mesi.
    Sandro Mencucci: inibizione di due anni e sei mesi.
    Massimo De Santis: inibizione di quattro anni.
    Franco Carraro: ammenda di 80.000 euro con diffida.
    Innocenzo Mazzini: inibizione di cinque anni.
    Pierluigi Pairetto: inibizione di tre anni e sei mesi.
    Tullio Lanese: inibizione di due anni e sei mesi.
    Gianluca Paparesta: inibizione di 3 mesi.
    Gennaro Mazzei: inibizione di sei mesi
    Paolo Dondarini: prosciolto.
    Claudio Puglisi: inibizione di tre mesi.
    Fabrizio Babini: inibizione di tre mesi.
    COPPE In virtù delle decisioni della Corte d'appello, il Milan chiude il campionato 2005/2006 al terzo posto con 58 punti e accede ai preliminari di Champions League. Il club rossonero, penalizzato di 30 punti per la stagione 2005/2006, chiude alle spalle di Inter (76 punti) e Roma (69 punti) e davanti al Chievo, quarto con 54 punti. In coppa Uefa vanno Palermo, Livorno e Parma.
    7/25/2006

    4 MESES

    Ayer no estaba con el estado de ánimo adapto para celebraciones y no escribí nada sobre esto.
    Lo hago hoy, con un día de retraso.
     
    El 24 de cada més (mejor, la noche entre el 23 y el 24) siempre será especial para mi.
    Más o menos a las h 3.00 del 24 de Marzo de 2006 conocí a miamor.
    Desde estonces estamos juntos.
    Hace dos noches fueron 4 meses, cuatro meses de los más importantes de mi vida.
    Seguramente en estos meses están muchos de los días más agradables.
     
    Miamor insiste en definir esa fecha "aniversario". Yo seimpre la corrijo, pero, en fin de los cuentos, ¿como llamarlo? ¿"mesiversario"?
     
    La verdad es que son 4 meses, pero parecen muchos más.
    Parecen años por la confianza que se ha creada, por la cantidad de tiempo que pasamos juntos, por el raporto que tenemos.
    Pero, son 4 meses.
    Espero que un día podré sostituir la palabra "meses" con "años". Muchos años . . . . .

    CORTE DE PELO

    Entre una cosa y otra, se me ha olvidado de escribir de un detalle: después de 15 meses, el pasado 11 (creo) de Julio me he cortado el pelo. Como decía, la última vez fue hace 15 meses, Abril 2005.
     
    Casi todos me han siempre dicho de cortarlo, así que muchos al verme han dicho algo como "¡Finalmente!".
     
    Sobre el "por qué" de tardar tanto hay muchas respuestas:
    1) que desde siempre me gusta llevar el pelo largo;
    2)que en Diciembre hice una apuesta con unos amigos (Francesco, Casimiro y Alessandro), por la que me hubiera cortado el pelo si hubiera aprobado todos los examenes de la Sesión; no aprobé Teoría de la Comunicación en Febrero, así que he tenido que esperar el verano, en lo que he aprobado los cuatro examenes hechos;
    3)en Marzo casi estaba decidido en cortarmelo y quise preguntar lo que pensaba de eso a una chica que apenas conocía, ya que era tan sólo la segunda vez que saliamos juntos (Valerita . . .), que me dijoalgo como  "No sé, llevarlo largo es parte de ti".
     
    Así que he esperado hasta ahora. Y hay que decir algo: por primera vez, me gusta como me ha quedado, ya que generalmente no me gusta cuando lo corto. Esta vez si.
     
    Casualidad: pocos días después de mi vuelta a España, también miamor se ha cortado el pelo. ¡Está guapísima!
    El Viernes pasado, cuando salimos con sus compañeros de trabajo, Amaia dijo "¿Haceis todo juntos?" creyendo que hubieramos ido juntos a cortarlo.
     
    Pero, bueno, en estos días en Madrid hay un calor terrible y llevar el pelo más corto es mejor.
    7/24/2006

    THE PORTRAIT OF . . . . . YO

    Después de más o menos tres semanas de trabajo, ayer miamor lo terminó.
     
    La posa es graciosa: yo tirado en la cama, con las espaledas apoyadas en la pared, leyendo un libro. Desnudo obviamente.
     
    Aquel "obviamente" no es tan . . . obvio . . . ya que más de una vez yo y miamor hemos tenido discusiones sobre la necesidad y el valor (estético, técnico y moral) de las pinturas de desnudos. Miamor se apela a algo como "la armoniosidad de las formas del cuerpo humano. Yo a la inutilidad en la mayoría de los casos de dibujar gente desnuda en contextos en los que sería más lógico que estén vestidos.
     
    Lo que es cierto es que ahora está, así.
    Hacerme dibujar fue agradable y no tuvo dificultad en estar parado, a parte aguna broma a principio que me distraía.
     
    Ya desde mucho hablabamos de que me hiciera un retrato.
    La primera vez fue el día de la exposición, 10 de Abril. Estabamos volviendo de haber salido por Tribunal y miamor me estaba hablando de como había ido al "Ficciones", diciendome que un amigo de su compañero de trabajo Joaquin, Javier, le había comisionado un retrato suyo y de su novia. Al oír eso, yo dije "Yo también quiero un retrato con mi novia" . . . . . Otros tiempos . . . . .

    UNA DERROTA "MONDIAL"

    Vuelto en Madrid, ya Viernes 14 me puse a buscar trabajo: entregué 7 CV Por el centro de la ciudad y otro más por web, esperando que saliera algo con la nueva semana. Además, el Lunes Valerita entregó uno donde trabaja ella, en MondialAssinstance. En este último pusimos muchísimas esperanzas, en cuanto hubiera sido lo ideal y no veíamos por qué no deberían tomarme. Me llamaron el martes y el Miercoles mismo fui a la entrevista: todo bien, fue la entrevista mejor, la más agradable, que he hecho en dos meses. Las esperanzas crecieron.
    Me dijeron que, si tenía que empezar (el Lunes mismo), me llamaban entre el Jueves y el Viernes. No me llamaron ni el Jueves ni el Viernes. Me tomó una gran desconfianza, la sensación de que si no me han querido estos no me iba a querer nadie. Ha sido una gran delusión, pero hay que levantar la cabeza y ponerse otra vez a buscar si quiero quedarme acá. Ya ayer con miamor, nos pusimos a entregar CV por Internet y hoy he ido a una entrevista (Conecta ETT), mientras que mañana tengo otra.
    Vemos quien cae antes, si yo o mi adorada Madrid . . . . . .
    7/21/2006

    MOGGIOPOLI: TODOS EN ESPAÑA

    La Juventus giocherà sicuramente la prossima stagione calcistica in Serie B e così molti dei suoi campioni scappano.
    Mercoledì sera Fabio Cannavaro (capitano della Nazionale campione del Mondo) ed Emerson da Rosa Ferreira sono stati ceduti al Real Madrid per un totale di 23 milioni di Euro, mentre ieri Gianluca Zambrotta e Lilian Thuram sono passati al Barcelona per 19 milioni di Euro. E pare non sia finita . . . . . Partiranno sicuramente (o quasi) anche David Trezeguet, Patrick Vieira (all'Inter?), Zlatan Ibrahimovic, Mauro German Camoranesi.
    In tutto ciò, c'è anche chi ha l'onore ed il coraggio di restare. Dopo il capitano Alessandro Del Piero, arrivano nuove conferme: Gianluigi Buffon, Pavel Nadved ed Alessandro Birindelli promettono di non tradire, mentre la nuova società continua a lavorare sul mercato; già sono arrivati Marco Marchionni, Cristiano Zanetti, Raffaele Palladino, Nicola Legrottaglie.
    7/16/2006

    15 DE JULIO

    Oggi sono stato, probabilmente per l'ultima volta, nel piso di Calle de Amaniel numero 5, quello in cui ho vissuto per 7 mesi, che tanti ricordi conserva tra le sua mura, che mi ha visto vivere alcuni tra i momenti più importanti della mia vita.
    Ci sono stato per salutare Casimiro, che domani va via. Lascia Madrid, quindi, anche il mito-Casimiro.
     
    Sta mattina ho appreso che oggi, 15 Luglio, è anche una data da ricordare per altro: esattamente un anno fa miamor è sbarcata in Europa da Buenos Aires.
    7/14/2006

    SCANDALO-INTERCETTAZIONI: LE SENTENZE

    MILANO, 14 luglio 2006 - Tutte le sentenze annunciate stasera alle 21:
    JUVENTUS - Revoca dello scudetto nel campionato 2004-05. Non assegnazione dello scudetto 2005-06. Retrocessione in serie B con penalità di 30 punti. Luciano Moggi (ex d.g.) 5 anni di inibizione così come all'ex amministratore delegato Antonio Giraudo .
    MILAN - Penalizzazione in serie A di 15 punti e niente Champions League (44 punti di penalizzazione nello scorso campionato). Adriano Galliani (vicepresidente) inibizione di 1 anno. Leonardo Meani (addetto agli arbitri) inibizione di 3 anni e 6 mesi.
    FIORENTINA - Retrocessione in serie B (ultimo posto ultimo campionato). 12 punti di penalizzazione. Andrea Della Valle (presidente) inibizione 3 anni e 6 mesi. Diego Della Valle (presidente onorario) inibizione 4 anni. Sandro Mencucci inibizione per 3 anni e 6 mesi.
    LAZIO - Retrocessione in serie B (ultimo posto nell'ultimo campionato). 7 punti di penalizzazione. Claudio Lotito (presidente)inibito 3 anni.
    DIRIGENTI FIGC - Franco Carraro (presidente) inibizione 4 anni e 6 mesi. Innocenzo Mazzini (vicepresidente) inibizione 5 anni.
    DIRIGENTI ARBITRALI - Paolo Bergamo (designatore) difetto giurisdizione; Pierluigi Pairetto inibizione 2 anni e 6 mesi; Tullio Lanese (presidente) inibizione 2 anni e mezzo; Gennaro Mazzei (vice commissario Can) inibizione 1 anno; Pietro Ingargiola (osservatore) ammonizione.
    ARBITRI - Massimo De Santis inibizione 4 anni e 6 mesi; Pasquale Rodomonti prosciolto; Paolo Dondarini 3 anni e 6 mesi; Paolo Bertini prosciolto; Domenico Messina prosciolto; Gianluca Rocchi prosciolto; Paolo Tagliavento prosciolto; Gianluca Paparesta inibizione 3 mesi.
    GUARDALINEE - Claudio Puglisi inibizione 1 anno; Fabrizio Babini inibizione 1 anno.
    IL FUTURO - Il giudizio d'appello, della Corte Federale, secondo grado di giudizio, dovrebbe avvenire entro il 25 luglio, in tempo per le scadenza Uefa. In serie A, stante questo primo grado di giudizio, Juventus, Fiorentina e Lazio sarebbero sostituite da Messina, Lecce e Treviso.

    DE VUELTA A CASA

    Ayer por la noche, como a las h 23.10, volví a casa, Calle de Velarde num. 9, Madrid.
     
    Seis días en Italia han sido buenos, pero han sido suficientes.
     
    He comido un Kebab, me he duchado y he salido inmediatamente de casa.
    Fumando un sigarrillo, he esperado la vuelta de Valeria desde el trabajo, parado a unos metros de la boca del Metro Tribunal. Miamor al salir no me ha visto; yo he ido detrás de ella, fijo a menos de un metro, sin que se diera cuenta, hasta que de repente se ha dato vuelta y me ha visto. Un larguísimo abrazo y miles de besos han sido la reacción de ambos dos.
    Mientras la abrazaba, en el medio de la Calle de Velarde, sentía el corazón pulsar fuerte y mi cuerpo temblar, apoderado en la fuerte necesidad de llorar. Hoy por la mañana, mi galletita me ha dicho que a ella le había pasado lo mismo.
     
    Ahora estoy aquí y hay mucho que hacer, así que . . . . . . . . . .
    7/11/2006

    DIARIO DE VIAJE - CONDICIONES INDISPENSABLES Y OBJETIVOS A REALIZAR

    11 de Julio de 2006

     

    Hace días, antes de venirme por acá, hice una recarga de 50 € por mi tarjeta Amena. Hoy, cuando la pongo, en la pantalla sale escrito SÓLO 112. No tengo ni un céntimo más.  


    Hoy me he despertado tarde, como a las h 11.50, para descansar después de haber madrugado ayer por el examen.  No estaban mi madre (al trabajo) y mi hermano (en la Universidad de Benevento para hacer un examen); estaban mis hermanas y, de vuelta del trabajo a la hora de comer, mi padre.

    Acabado el almuerzo, mientras que terminabamos el postre, mi padre ha tomado por primera vez el discurso de mi estancia futura en Madrid.

    Ya lo había hablado minimamente con mi madre, con mis tías, unos/as primos, con mi abuela, con amigos de todo el mundo. Siempre había repetido los mismos conceptos: «Quiero ver como va el verano, conseguir un trabajo y ver si puedo hacero convivir con mis estudios; acabado el verano, tomaré mis decisiones, teniendo en cuenta que lo más importante es la Universidad, a pesar de que mi deseo es quedarme en Madrid».

    Mi padre, más o menos, ya sabía de eso y (no me lo esperaba) me ha dejado libertad de elección, diciendome (puede que un poco a manera de recomendación) palabras que expresan los mismos conceptos que yo tengo en la cabeza.

     

    Me voy el Jueves (huelga permitiendo). Desde mi llegada, lo primero será buscar (mejor: encontrar) trabajo. Se acabó el Erasmus y si quiero estar en Madrid tengo que ganarme la vida con mis fuerzas.

    Hay que estudiar: en mi maleta, entre otras cosas, estarán el maldito libro de Sociologia dei Processi Culturali (los otros dos ya los tengo en Madrid) y el libro de Diritto Costituzionale e Pubblico. En Septiembre tengo que aprobar por lo menos uno de los dos. Si no lo hago, el proyecto se puede considerar fracasado: la Uni es lo primero, lo demás viene en cola; terminaré la Uni y después podré volver (licenciado) en Madrid. Si lo hago (aprobar el examen, habiendo trabajado mientras que estudiaba), el proyecto va adelante: seguiré así, estudiar para licenciarme y trabajar para finnciar mi estancia en Madrid; volveré a Italia sólo para los examenes, tal vez me quedaré un poco más en invierno, ya que hay sesiones de examenes en Diciembre, Enero, Febrero y Marzo; pero eso dependerá también de que trabajo encontraré y, por consecuencia, del espacio que tendré para moverme. Si no en Marzo (sería un medio milagro), en Junio puede que termine la carrera de primer nivél.

     

    Dos consideraciones aquí: 1) mi padre me ha dicho que retomará con los hermanos Pugliese el discurso interrumpido el més pasado, cuando los dos, en distintas circunstancias, dieron su disponibilidad para ayudarme a encontrar trabajo, gracias a sus amistades en la Capital española; 2) todavía espero la segunda parte de mi Beca Sócrates/Erasmus, que me llegará a finales de Agosto y que tendré en mano a la vuelta en Septiembre, por una cifra de 1380 €, si la ampliación de la Beca de 9 a 10 meses me permitirá ganar dinero por parte sea de la Università degli Studi di Salerno que de la Unión Europea, o más probablemente de 1200 €, si me llegará plata sólo por parte de la U.E.

     

    El discurso de mi padre ha sido simple como el mio: dejar la Universidad no se puede, sería un error imperdonable; te quedas en Madrid si lo haces con tus fuerzas; tienes 21 años y hay que decidir autonomamente que vía tomar, llevandote a espaldas las consecuencias, positivas o negativas que sean; si necesitas ayuda, tu familia está siempre presente, pero no hay que contar con nadie.

     

    Me alegra saber que de vez en cuando tenemos la misma opinión, algo que no pasa muy a menudo, diría casi nunca; me transmite tranquilidad saber que no me dejo a espaldas controversias, peleas (cuidado, todavía quedan dos-tres días . . . . .) o cualquier tipo de malhumor; me da cierta presión saber que si no llevo a cumplimiento mis objetivos tendré que volver a Italia (a pesar de que sería solo por unos meses, hasta que no me licencie); me da ansia saber que tengo que ponerme a buscar trabajo, encontrarlo rapidamente y hacerlo bien.

    Desde siempre para mi lo más dificil es empezar, con cada cosa: pasó al empezar la Primaria, la Segundaria, el Colegio y la Universidad; pasó al llegar en Madrid; pasa cada vez que tengo que escribir algo (escrito el primer párrafo, voy como un tren, se trate de una relación, de un artículo periodístico o de un trabajo mucho más largo); pasó cuando tomé por primera vez el coche, el autobus, el tren, el avión; pasa también ahora.

    En unos meses de intenso crecimiento de mi persona, me espera un paso más, una ocasión más de demostrar que tengo LE PALLE QUADRATE . . . . .

    7/10/2006

    DIARIO DE VIAJE - -5 . . . + LA TESIS

    10 de Julio de 2006.

    h 5.20

     

    Suena el despertador. Mientras que toda la Naciòn està de fiesta, yo tengo que madrugar para ir a hacer un examen. “Lingua Spagnola I”, que significa también “cultura española”, “historia española”, “geogràfia española”.He sido el primero en hacer el examen y he sacado un 26/30. Si se me pide de hablar en castellano està bien; si se me pide la historia del 1400 o los rios de America Latina, un poco menos. Pero bien, sòlo he estudiado un par de dias.

     

    Capitulo Erasmus: he entregado el “Allegato C” y, al ver que mi estancia en Madrid ha sida de 9 meses y 18 dias, me ha prolongado la beca hasta 10 meses. Dinero màs, que podré sacar solo a finales de Agosto, es decir en Septiembre, cuando volveré.

    "CAMPIONI DEL MONDO"

    Ayer por la noche, la selecciòn italiana de fùtbol diviniò campeona del mundo.

    Yo siempre he sido crìtico con esa selecciòn y con su incapacidad de ofrecer un buen fùtbol. Ayer, antes del partido, hablando con mi prima, me enconté en frente a lo increible: esa selecciòn està hecha de héroes. Asì dicen los italianos . . . . .

    Por la noche, jugando mal como siempre, ha ganado la final contra Francia. Italia està de fiesta.

    Yo estoy felìz, pero no tanto. Hemos ganado sin merecerlo.

    Italia mira al corazòn azul de esos futbolistas. Yo a la estética, principio clave de cada cosa del mundo (o casi).

     

    En unos dìas volveré a España, con una bandera tricolor en la mano, orgulloso de ser italiano, con el la mente las notas del “Inno di Mameli”. Pero . . . . .

    Tal vez haya de verdad perdido el sentido de la Patria.

    Tal vez nunca lo haya tenido.

    7/9/2006

    DIARIO DE VIAJE - YA PASO'

    08 de Julio de 2006

    ¡Finalmente è finita ‘sta storia!

     

    Prima che mi addormentassi, mi era arrivato un sms dal numero di Inma: miamor mi diceva di essere a casa della sua ex-compañera de trabajo e mi augurava la buona notte.

    In mattinata ho preso l’autobus come da programma.

    Quando giàa ero in auto con i miei genitori in cammino verso casa, Valerita mi chiama e mi dice che il ferrajero non risponde, che ha provato anche con altri ma è lo stesso. La calmo (o, per lo meno, ci provo) e le dico di ritentare in un po’.

    Appena arrivato a casa (verso mezzogiorno) mi richiama per dirmi che in un’oretta e mezza il ferrajero sarà lì. È molto più calma ora.

     

    Penso ¿dove aveva lasciato le chiavi? ¿Possibile che non le abbia viste yo che ero lì?

     

    Flashback: Mercoledì usciamo e lei compra una borsetta nuova.

    Le aveva lasciate in quella vecchia . . . . .

    Me lo dice in serata, quando (verso le h 22.30) mi telefona dal posto di lavoro.